Viviamo in un’epoca di continui shock, crisi e stravolgimenti quotidiani. Di fronte all’accelerazione geopolitica impressa da Trump, Putin, Xi Jinping e Netanyahu, l’individuo sperimenta uno smarrimento profondo. Al centro del mondo non c’è più l’homo sapiens, ma l’homo oeconomicus: un soggetto unidimensionale, programmato dall’infosfera e ridotto a puro calcolo algoritmico. Dall’incertezza degli anni Novanta siamo scivolati nell’angoscia collettiva del capitalismo digitale, mentre la politica istituzionale si barrica dietro la propaganda e la distrazione di massa. Prendendo le mosse dalle provocazioni di Slavoj Žižek in "Vivere alla fine dei tempi", Paolo Patuelli e Giuseppe Ricca intrecciano un dialogo polifonico e interdisciplinare tra filosofia, psicanalisi ed economia. Ci invitano a non arroccarci nelle vecchie certezze dell’Occidente e a ridiscutere le chiavi interpretative del Novecento. Abitare la complessità significa oggi guardare in faccia il Reale – a partire dal ritorno della guerra predatoria – per trasformare la fine di un modello in un re-inizio radicale. Contro l’isolamento della precarietà quotidiana, l’unica alternativa possibile è l’affermazione consapevole della propria soggettività e il risveglio del desiderio. Contributi di Federico Chicchi, Giorgia Serughetti, Sarantis Thanopulos, Paolo Patuelli, Giuseppe (Beppe) Ricca, Manuel Colosio.
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