Fausto Scorza ha costruito la sua vita su un principio semplice: controllare. Le persone, il lavoro, il denaro, perfino il tempo. Amministratore delegato di un’agenzia pubblicitaria milanese, è abituato a decidere, tagliare, vincere. Ma a cinquantacinque anni qualcosa comincia a incrinarsi. I clienti si allontanano, l’azienda vacilla, le decisioni diventano sempre più urgenti, più dure. E intanto Tania, sua moglie, più giovane e brillante, corre veloce nella direzione opposta, incarnando tutto ciò che lui teme di non essere più. Nel ritmo nervoso di riunioni, traffico, feste e strategie, Fausto prova a restare a galla, a difendere il proprio ruolo, la propria identità. Ma il mondo che lo ha consacrato non risponde più alle sue regole. E allora il controllo si trasforma in ossessione, il successo in misura della paura, le relazioni in territori da presidiare. Con una lingua tagliente e una lucidità spietata, Scorza racconta il momento esatto in cui un uomo si accorge di stare perdendo tutto: non solo il potere, ma la possibilità stessa di riconoscersi. È il ritratto inquieto e attuale di una caduta, e insieme il tentativo disperato di opporvisi, fino all’ultimo.
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