Dopo aver proclamato la propria autonomia nel pieno di una sanguinosa guerra civile iniziata nel 2011 e non ancora terminata, il Rojava ha iniziato ad autogovernarsi grazie a una rete di assemblee e consigli in cui vengono decisi, senza distinzioni di genere o etnia, gli aspetti fondamentali della vita sociale: l’economia, l’autodifesa, la produzione alimentare, l’amministrazione della giustizia… Rifacendosi al confederalismo democratico elaborato in carcere da Abdullah Öcalan – una visione dell’organizzazione sociale fortemente influenzata dal municipalismo libertario di Murray Bookchin – la rivoluzione sociale del Rojava ha identificato nello Stato-nazione patriarcale il principio organizzatore da rigettare a favore di una democrazia diretta sperimentata sul campo. Le testimonianze che seguono descrivono, nelle sue luci e ombre, questo esperimento antiautoritario in divenire che affronta questioni cruciali come il rapporto tra comunità e Stato, tra organizzazioni orizzontali e strutture verticali, tra cultura tradizionale e capacità immaginativa. Tutte questioni che riguardano molto da vicino anche la nostra società.
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