Elaborati da “esperti”, standardizzati, ripetitivi, uniformi, ma flessibili e capillari nel regolare molti aspetti della vita collettiva, i protocolli sono dispositivi tecnici e in quanto tali sono spesso percepiti come neutri. E tuttavia, afferma Gargiulo, neutri non lo sono affatto. Hanno infatti profonde implicazioni politiche che vanno ben oltre la dimensione amministrativa: pur non essendo norme giuridiche in senso stretto, si comportano come se lo fossero, sono di fatto strumenti di governo mascherati che stabiliscono regole, condizionano i comportamenti e sono in grado di gestire tanto le situazioni di emergenza quanto quelle ordinarie. Il loro ruolo è dunque strategico, adottarli significa spostare l’attenzione dal piano politico delle scelte a quello delle procedure, con il doppio effetto di esonerare gli attori politici dalle proprie responsabilità e permettere che il potere centrale mantenga la sua efficacia anche in contesti caratterizzati da una forte decentralizzazione. Il rischio, ci avverte Gargiulo, è che l’impiego sempre più diffuso dei dispositivi protocollari delinei una vera e propria politica dei protocolli, burocratica, manageriale e con profondi effetti performativi in grado di influenzare la realtà sociale a discapito dell’autonomia e della libertà di azione individuale.
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