Pensare al mondo – e al paesaggio – in termini multispecisti significa riconoscere che la responsabilità dei suoi processi e delle sue forme va attribuita a unità collaborative molto ampie, più che a un singolo organismo. Riconoscendo agency a volontà ulteriori a quella umana, e rinvenendo in tutte le componenti un carattere operante, il progetto di paesaggio e la capacità di configurazione spaziale non sono appannaggio esclusivo della figura professionale ma possono essere condivisi, in forme di co-autorialità, con altre specie e persino con elementi non viventi. Con questa ricerca Federica Andreoni ha messo a punto uno sguardo innovativo, immaginifico e poetico attraverso cui rilegge alcuni noti progetti di paesaggio per identificare diverse modalità di relazione tra i soggetti attivi e le varie forze coinvolte nei processi configurativi dello spazio. Adottando come strategie l’indeterminatezza, l’incompiutezza e l’apertura di possibilità, questi progetti hanno saputo favorire e innescare il potenziale anche della sfera del more-than-human, determinando forme di coesistenza autonoma, di mimetismo e adattamento o di fusione profonda tra intenzioni differenti.
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