"La città dei ricchi e la città dei poveri" scriveva Bernardo Secchi, evidenziando come le disuguaglianze economiche e sociali si rispecchiano nella struttura stessa della città. A partire da questa riflessione, il libro alimenta un ragionamento intorno al ruolo degli spazi scolastici che assumono una dimensione, culturale e sociale, di scala urbana. Se la città è frammentata, anche l'educazione si configura sempre più come uno spazio segnato da profonde disuguaglianze, in cui l'accesso alle opportunità di apprendimento, le risorse materiali e immateriali, la qualità della didattica e l'integrazione con il territorio risultano estremamente variabili. Schola (dal greco scholé), che in origine significava tempo libero, come l'otium per i latini, piacevole uso delle proprie disposizioni intellettuali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico, come ci ricorda la Treccani. Solo di recente vista, invece, come luogo dove si attende allo studio, talvolta coercitivo.
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