Nella notte, sulle coste meridionali della Francia, 100 navi ormai ridotte a rottami si arenano, cariche d’un milione d’emigranti. Dei poveracci braccati dalla miseria, delle famiglie intere con donne e bambini, sciami venuti dal sud del nostro mondo, attratti dalla terra promessa...
Pubblicato per la prima volta nel 1973, Il Campo dei Santi è il capolavoro profetico di Jean Raspail. Come scrive Boni Castellane nella prefazione, «è un romanzo sull’impotenza, sull’incapacità di un organismo di reagire alla minaccia e i suoi toni sono aspri perché vogliono segnalare un pericolo, oggi infatti i nostri toni sono tenui perché atterriti e perché la sottomissione è nell’ordine delle cose. Il Campo dei Santi svolge il ruolo medicinale di riavvicinamento alla realtà, di constatazione non tanto della distopia in esso descritta quanto dell’ineludibilità del tema di fondo da esso imposto con tutta la forza della previsione. Il globalismo, in quanto esito ultimo dell’industrialismo produttivista, ha realizzato il mondo con il più alto grado di sperequazione di ogni tempo e a fronte di ciò la cattiva coscienza dei ricchi più ricchi di sempre ha deciso di far convergere l’esigenza di mano d’opera a basso costo con il senso di colpa da spargere su coloro che in Occidente potrebbero mostrarsi riluttanti ad accettare l’imposto stravolgimento della propria società».
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