Alla scuola primaria ci hanno spiegato che la parola “Carnevale” potrebbe derivare da carnem levare (rinunciare alla carne al sorgere del Mercoledì delle ceneri), e ci hanno insegnato a riconoscere le maschere della tradizione. Ma la più sfrenata delle feste della liturgia occidentale pone, a un secondo sguardo, molte altre domande e pesca assai più profondamente nella memoria sociale, ancestrale, agricola e pagana prima ancora che nel dipanarsi del calendario cristiano. Per quali vie, tessendo quali nessi il Carnevale è arrivato nella sua posizione di contrappunto alla Quaresima? Con una scrittura affascinante e coinvolgente, l’autore esplora su più livelli il significato di questa ricorrenza (nel senso etimologico di qualcosa che ritorna regolarmente, con il suo portato di simboli) ripercorrendo testimonianze, proverbi, usanze e riti che in parte sopravvivono tuttora, e che meritano di essere compresi a fondo. Poiché il Carnevale è uno dei cardini del sistema dell’anno, quella “immensa cattedrale nelle cui icone […] è rappresentata la vita intera, in un modello del mondo, dell’universo, attraversato dal destino dell’uomo”.
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