Nessuno è libero da solo. La libertà non è la prerogativa di chi si presume compiuto e non vede l'altro, ma la possibilità concreta, per ciascuno, di essere visto, ascoltato, curato senza doverlo chiedere come un privilegio. Attorno a questa convinzione si raccolgono voci distinte per prospettiva e competenza: filosofica e bioetica, clinica, sociologica, informatica, giornalistica.
La vulnerabilità dismette i panni della minorità accidentale e si riconosce come cifra costitutiva della condizione umana, varco per cui l'interdipendenza acquista senso; l'autonomia, che un individualismo neoliberale sfigura in indipendenza atomistica e un paternalismo di ritorno vorrebbe contrapporre alla fragilità, si rivela conquista relazionale, che si realizza entro legami e istituzioni capaci di rispondere. La cura si fa alleanza e chiede di diventare norma condivisa. È virtù antica, che per molti ha nome amore; la Costituzione, risignificandone la forza umanizzante e civilizzatrice, l'ha resa dovere di tutti, solidarietà inderogabile.
È su questo terreno che la responsabilità si misura con gli scenari più urgenti del presente: l'intelligenza artificiale in medicina e la posta del libero arbitrio, le asimmetrie di una salute digitale globale, i corpi che le politiche migratorie e la detenzione espongono alla disuguaglianza, i percorsi di affermazione di genere, la salute di comunità come spazio di prossimità ed equità. Perché ciò che è carità del singolo possa essere, per tutti, giustizia.
Introduzione di Emilia D'Antuono e Francesco Miano. Il volume raccoglie gli esiti del convegno promosso dal Seminario permanente Etica, Bioetica, Cittadinanza dell'Università di Napoli Federico II dall’Associazione omonima e dal Centro Interuniversitario di Ricerca Bioetica (CIRB).
Devi effettuare l’accesso per pubblicare una recensione.









Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.