Tommy Bruce è un uomo alla deriva, arenato in un fatiscente hotel ereditato dai genitori defunti, nel punto più sperduto del Perthshire, in Scozia, una terra lontana dai percorsi turistici principali, spietata e inospitale. Tommy è troppo giovane per essere considerato di mezza età, ma troppo vecchio per potersi dire giovane (e troppo pigro per preoccuparsene). Tra locali luridi che gli crollano addosso e una solitudine paralizzante, Tommy sta lentamente ma inesorabilmente bevendo se stesso – e la sua attività – fino alla rovina. Finché un giorno, dal nulla, entra Fiona McLean. Fiona irrompe nella vita di Tommy e nell’hotel, e con la luce che porta con sé sembra che la fortuna di Tommy stia finalmente cambiando; ma con lei è scesa anche un’ombra, nomi e volti del passato che non gli vogliono affatto bene, forze criminali che minacciano di distruggere lui, l’hotel e quella piccola, goffa felicità che è riuscito, maldestramente, a mettere insieme. Con un linguaggio che sa essere tanto lirico ed evocativo quanto feroce e brutale, Tommy the Bruce lascia nel lettore la nostalgia per il folk, il calore di un fuoco, le pinte di birra, il sapore di un mondo lontano e, in apparenza, pacifico.
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