Dal 7 ottobre 2023 abbiamo assistito a Gaza a un genocidio in diretta streaming. Sono decenni, però, che Israele porta avanti un lento “genocidio per logoramento”. Una strategia che colpisce in vari modi le infrastrutture di creazione della vita: le scuole, gli ospedali, le abitazioni, le terre da coltivare, le strade per poter raggiungere persone care e lavoro, la stessa possibilità di avere a disposizione acqua e cibo. Soprusi e politiche che impattano particolarmente sulle condizioni materiali di vita di bambini e donne palestinesi, su cui ricade il peso del lavoro di cura domestico e comunitario. Si tratta di un processo che le autrici di questo volume definiscono riprodutticidio sociale. Il massacro palestinese viene infatti qui analizzato con l’originale lente femminista della teoria della riproduzione sociale, che svela le contraddizioni e le sinergie tra le esigenze del capitalismo di riprodurre forza lavoro sfruttata e quelle del colonialismo d’insediamento di eliminare completamente la presenza della popolazione indigena dalla propria terra. Ma, nonostante tutto, la creazione della vita palestinese continua ad andare avanti. Grazie a una lunga tradizione di solidarietà sociale, che vede i membri delle comunità sostenersi a vicenda attraverso reti di cura reciproca, si costituiscono originali forme di sussistenza materiale e culturale. Si scopre così lo spirito di resistenza, Sumud, delle pratiche di riproduzione sociale delle comunità palestinesi, in un contesto in cui la vita stessa è un atto quotidiano di ribellione.
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