Che nell’opera di Heidegger vi fossero spunti importanti di una riflessione sulla traduzione era noto; ma che proprio la traduzione potesse fornire la chiave per un confronto decisivo con tutto il suo pensiero, che – come suggerisce senza riserve il titolo – la filosofia di Heidegger fosse essenzialmente una teoria della traduzione, ecco una tesi davvero innovativa nella già troppo vasta letteratura heideggeriana.
Giometti non si limiterà, però, ad argomentare con rigore e intelligenza queste tesi; egli esamina la stessa prassi della traduzione in Heidegger, le sue tanto discusse traduzioni dai greci per scorgervi il luogo in cui il pensiero del filosofo trova il suo limite e, insieme, il suo compimento e dice ciò che non avrebbe altrimenti potuto dire. E, in questo punto in cui teoria e prassi conducono nel concetto estremo di “uso”, comincia a poco a poco a delinearsi la figura di un’altra lingua, la “lingua in cui l’occidente si traduce” nel suo incessante corpo a corpo con le proprie origini e la propria fine.
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