Questo studio si propone di indagare i presupposti e gli sviluppi teoretici del realismo conoscitivo di Nicolai Hartmann (1882-1950) adottando come filo conduttore la sua opera maggiore sulla teoria della conoscenza: i Grundzüge einer Metaphysik der Erkenntnis (1921-1925²). Raccogliendo l’eredità delle due grandi tradizioni di inizio secolo, il neokantismo e la fenomenologia, Hartmann ne rifiuta la comune impostazione idealistica e – anche in corrispondenza con l’“ontologia della coscienza” avanzata negli anni immediatamente successivi da Hönigswald, Zocher, Plessner e Scheler – trasforma le loro istanze critiche e antidogmatiche in una nuova ontologia della realtà dal carattere “aporetico” e “stratificato”. In essa, il processo conoscitivo non si riduce né a un’“imposizione” delle leggi della coscienza, né a una mera “descrizione” dell’esperienza, ma risulta da una particolare attenzione ai modi d’essere di ciò che diciamo “oggetto” e “realtà”. Conoscere è dunque, per Hartmann, “comprendere (erfassen) attraverso immagini”, vale a dire produrre un insieme di significati che si riferiscono sempre a cose in sé. L’inseità è infatti garanzia di quella plurivocità degli oggetti che costringe la coscienza a rispettare le differenze dell’essere reale. Sorge così un nuovo realismo critico in cui il concretum non viene sacrificato ai bisogni di razionalizzazione, ma è preservato nella sua totalità, di cui anche l’irrazionale è parte essenziale.
Indice: 1. Idea e realtà tra Platone e Kant. Il «rivolgimento all’oggetto» - 2. Fenomenologia e gnoseologia. Il conoscere come «comprendere» (Erfassen) - 3. Gnoseologia e ontologia. La «cosa in sé» e l’oggetto della conoscenza - 4. L’irrazionale e il problema delle categorie. Analisi fondamentale e analisi regionale - 5. La semantica dell’esperienza. Sviluppo della conoscenza, forme modali e problema della verità nell’oggetto reale - Bibliografia








