Napoli, anni Venti del nuovo millennio: nel cuore della città si consuma una disputa silenziosa e feroce. Da un lato, l’avanzata della turistificazione trasforma i quartieri in asset finanziari, espelle gli abitanti e privatizza lo spazio pubblico sotto il dominio della rendita. Dall’altro, la rete dei Beni comuni e degli Spazi liberati riapre varchi di democrazia radicale, restituendo alla collettività ciò che l’abbandono e il mercato avevano sottratto. Attraverso un accurato lavoro di etnografia, l’autrice ci conduce dentro il corpo di una città contesa. Seguendo le routine quotidiane di tre attiviste, viene esplorata la tensione costante tra il tempo rubato al lavoro precario nel comparto turistico — tra check-in e ristorazione — e il tempo liberato della cura collettiva: mense comunitarie, sport popolare e sostegno alla genitorialità. Queste traiettorie divergenti disegnano la fisionomia di nuove soggettività urbane che, tra le pieghe della città-merce, resistono alla spoliazione neoliberista. Intrecciando memorie, storie e immaginari, Corpi urbani contesi non si limita a mappare un conflitto, ma articola un contro-immaginario potente: la scommessa di chi, con tenacia, continua a produrre spazio e legami per rendere ancora possibili futuri altri per Napoli.
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