Berlino, agosto 1961. Per fronteggiare l’emorragia di cittadini dalla DDR verso la Repubblica Democratica Tedesca, in accordo con l’Urss i dirigenti del partito comunista della Germania Est pianificano e realizzano in una manciata di giorni la costruzione del primo e più longevo muro europeo, a dividere quella che nel cuore dei tedeschi è la capitale dello Stato: Berlino. In una notte vengono srotolati km di filo spinato, in un paio di giorni posti blocchi di mattoni. A osservare le operazioni c’è un’analista e ideatrice di war games, l’americana Katherine Wheeler, l’unica donna di stanza nella Missione statunitense, che vede per la prima volta realizzarsi sul campo ipotesi di guerra che non aveva previsto: non un’aggressione dell’Est all’Ovest, con una conseguente guerra nucleare, ma una chiusura totale dei confini, la creazione di una cesura impermeabile. Sarà lei in piena notte ad avvisare i colleghi oltre oceano di quanto sta accadendo, lei a mettere in moto la comunicazione che arriverà al presidente Kennedy. Per le strade, i cittadini delle due Germanie che dovranno scegliere da quale parte stare: la famiglia di Felix e Minna divisa tra restare e rimanere; i due orfani Stefen e Klaus che cercano la fuga nelle fogne per non perdere la possibilità di decidere di sé; Carlotta Müller, già baronessa von Lehndorff, e la sua amica Ilse che vanno a protestare insieme a migliaia di cittadini, e il regista Billy Wilder che si trova a Berlino a girare un film proprio in quei giorni. A decidere dei loro destini, la politica internazionale da una parte con Kennedy e Lyndon B. Johnson, e quella tedesca incarnata dall’allora sindaco di Berlino Willy Brandt, deciso a non accettare la divisione territoriale. Dopo Il sentimento del ferro, Giaime Alonge decide di raccontare un altro momento cruciale della storia europea in un libro attualissimo, in cui le vicende del nostro continente fattesi carne e sangue, volti e destini individuali annunciano il futuro che oggi stiamo vivendo.
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