Commentando la prima delle Beatitudini evangeliche, Beati pauperes spiritu, Meister Eckhart descrive la vera povertà, ossia quel profondo distacco che libera da tutti i contenuti, compresi quelli “religiosi”, da ogni forma appropriativa dell’egoità psichica, e conduce alla scoperta di ciò che veramente siamo, ovvero spirito. In un tempo come quello attuale, in cui le religioni positive sono naufragate nel mare della demitizzazione e della secolarzzazione e le varie psicologie si mostrano incapaci di rispondere a quel “Conosci te stesso” che è uno degli imperativi fondamentali dell’esistenza, l’insegnamento di Eckhart appare in tutta la sua verità e attualità. Ciò è evidenziato anche dalle riflessioni che Marco Vannini – il suo massimo conoscitore e divulgatore italiano – sviluppa confrontandosi con la filosofia moderna e indagando in particolare il rapporto che lega il pensiero di Kant, Nietzsche, Schopenhauer e altri grandi pensatori alla religiosità cristiana.
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