Percepito fin dall’inizio come un artista singolare, insituabile, inclassificabile, Patella lo era ed è prima di tutto perché proveniente da un percorso formativo non solo artistico ma anche scientifico e psicologico. Lo si è definito «sperimentale» o «interdisciplinare», perché ha usato e usa tecniche inconsuete, spesso reinventate, e più strumenti e linguaggi contemporaneamente, chiamando in gioco più discipline. Il suo percorso artistico parte dalla convinzione che tutto debba diventare, necessariamente, “opera”, cioè forma in atto. Da ciò deriva il fatto che Patella non indulge in spiegazioni didascaliche del proprio lavoro, ma lo rimette continuamente in gioco anche nelle interviste, nei testi, fin nelle conversazioni quotidiane, a costo del rischio dell’incomprensione. Per questo Patella è da inserire nel novero degli artisti che hanno inteso l’arte una modalità particolare di rapporto con il mondo e di conoscenza di sé in quell’intreccio con la vita che si intende inestricabile. Benché non abbia mai voluto creare uno stile, ha realizzato di fatto un’opera e una figura al tempo stesso unica e perfettamente identificabile al di là delle diversità delle singole opere, delle tecniche e dei modi. Questa biografia vuole mostrare come tutto questo è stato possibile.
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