Rintocchi di campane nel buio, specchi oscurati, gardenie trasparenti e fredde rose: cosi si apre "L'albero della notte", il racconto più celebre della raccolta che inaugurò la fortuna di Guadalupe Dueñas, autrice dalla scrittura magnetica, beffarda e potente la cui fama ha superato l'oblio in cui lei stessa presagiva sarebbe precipitata, affinché un giorno potesse occupare il posto di sacerdotessa del racconto che le spetta. Come dichiarò la scrittrice: «Nei miei racconti non esiste la fantasia. Sono assolutamente realista nella scrittura. Quando i benevoli critici affermano che ho molta immaginazione, mi vergogno. Mi succede tutto, perfino i sogni. Ho vagato per quei sogni». Non ci sarà, perciò, da stupirsi se il confine tra i due regni a poco a poco sarà quasi impossibile da distinguere, né se udiremo nel buio una risata cristallina, dolente e divertita insieme: Guadalupe è davvero tornata, questa volta per restare.
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