Tra isole, città e territori segnati da confini e migrazioni, il lavoro di g. olmo stuppia attraversa geografie fisiche e immaginarie, interrogando appartenenza, libertà e rapporti di potere. Sculture, fotografie, video, mappe, tessuti, documenti e azioni performative compongono un archivio mobile, refrattario a gerarchie e classificazioni. Il mare diventa insieme soggetto e metodo: uno spazio da cui osservare la terra con uno sguardo rovesciato, capace di mettere in discussione le categorie della politica, della storia e dell’arte. Pensato come un oggetto ibrido tra libro e catalogo, il volume segue le traiettorie di una pratica artistica che fa della migrazione, della drammaturgia e della «pirateria» strumenti di ricerca e forme di resistenza, intrecciando esperienza individuale e memoria collettiva.
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