Se la democrazia può funzionare solo quando è costruita su una percezione comune della realtà, cioè su fatti verificabili e discutibili, l’affermarsi dell’attuale regime di postverità fa presagire la fine di una democrazia effettiva e del suo orizzonte di senso. Ecco perché il progetto della decrescita non è semplicemente la critica di un modello economico come quello occidentale, basato sull’idea di crescita infinita, ma è un ripensamento complessivo delle nostre società e dei valori su cui si fondano. Smentire la pretesa totalitaria dell’economia neoliberale e riflettere su una società post-crescita significa allora decolonizzare il nostro stesso immaginario, ripudiando quella concezione che riduce il politico alla politica politicante e restituendo dignità a quel livello metapolitico che al contrario comprende tutte le dimensioni del vivere collettivo. La decrescita si configura così come una contronarrazione che non solo si oppone alla magniloquente narrazione della crescita, ma che al contempo – abbandonato l’universalismo del «sogno occidentale» – prova a ricostruire un mondo pluriversalista basato su una «democrazia delle culture».
Biografia: Serge Latouche (Vannes 1940), professor emeritus di economia all'Università di Paris Sud-Orsay, si dichiara da tempo un obiettore di crescita. Ed è proprio sul concetto di decrescita che basa la sua riflessione sui modi per uscire dal devastante sviluppismo imposto dall'Occidente a se stesso e al resto del mondo. In Italia sono stati pubblicati molti dei suoi scritti, tra cui La scommessa della decrescita (Feltrinelli 2007), L'invenzione dell'economia (Bollati Boringhieri 2010), Uscire dall'economia (Mimesis 2014) con Anselm Jappe, Come reincantare il mondo: la decrescita e il sacro (Bollati Boringhieri 2020). Con elèuthera ha pubblicato Il tempo della decrescita, introduzione alla frugalità felice (n.e. 2017) scritto insieme a Didier Harpagès, La fine del sogno occidentale (n.e. 2021), Il disastro urbano e la crisi dell'arte contemporanea (2025) e Metapolitica della decrescita (2026).
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