Nei miti greci e romani la natura non è mai soltanto uno sfondo: è presenza viva, limite, memoria, avvertimento. Può essere ferita e reagire, accogliere e trasformare, custodire il dolore, inviare segni a una città inquieta. Attraverso Callimaco, Ovidio, Pausania, Luciano, Livio e altri autori del mondo antico, Creature, boschi e cattivi presagi rilegge boschi sacri, metamorfosi, animali, prodigi e paesaggi come luoghi in cui si manifesta una domanda ancora attuale: che cosa accade quando l'uomo dimentica il limite? Senza attribuire ai classici una coscienza ecologica moderna, il volume mostra come l'immaginario antico abbia saputo raccontare il rapporto fra umano e non umano attraverso storie di violazione, cura, paura e trasformazione. Rileggere questi racconti significa interrogare anche il nostro modo di abitare la Terra: non per cercare nel passato risposte già pronte, ma per riconoscere che alcune domande non hanno mai smesso di riguardarci.
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