IL CAMPIONE

ALESSANDRO BISOZZI

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Carlo Orlandi, oggi considerato uno dei più grandi pugili italiani di ogni tempo, appartiene a una schiatta di campioni leggendari che hanno segnato un'epoca memorabile e irripetibile del pugilato: gli anni Trenta. Nato nel 1910 a Seregno, si avvicinò alla boxe appena quindicenne, dopo che un grave trauma psicologico lo aveva reso sordo e muto. Nel 1928 vinse i campionati italiani dei pesi leggeri e lo stesso anno partecipò alle Olimpiadi di Amsterdam, conquistando la prima medaglia d'oro olimpica del pugilato italiano. Diventato professionista nel 1929, Orlandi - soprannominato "El Negher di Porta romana" per le labbra carnose e l'incarnato olivastro - l'anno dopo conquistò il titolo italiano, e nel 1934 quello europeo. La sua carriera conobbe due sfortunate battute d'arresto. La prima dopo un incontro brevissimo con un famoso campione argentino: un ko tecnico apparentemente inspiegabile e dai risvolti umilianti, perché la Federazione pugilistica italiana lo squalificò con l'infamante accusa di codardia. La seconda dopo un terribile ko subìto da un fortissimo pugile portoricano, i cui nefasti effetti lo costrinsero a quasi due anni di forzata inattività. Oggi il libro di Alessandro Bisozzi ci restituisce le vicende sportive e umane di un atleta molto amato nell'Italia del tempo, un campione legatissimo alla sua città le cui epiche gesta sono rimaste a lungo impresse nell'immaginario collettivo di un'intera nazione.

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