FILUMENA MARTURANO

EDUARDO DE FILIPPO

€ 19,90

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Filumena Marturano è una commedia teatrale in tre atti scritta nel 1946 da Eduardo De Filippo: uno dei suoi lavori più conosciuti e apprezzati dal pubblico e dalla critica. Scritta originariamente per la sorella Titina, dalla commedia Eduardo trasse il film omonimo (1951), diretto e interpretato da lui stesso e da sua sorella, nonché la versione televisiva (1962) con Regina Bianchi. Vittorio De Sica ne trasse Matrimonio all’italiana (1964), con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, sempre ambientato a Napoli. La commedia fu tradotta in varie lingue, tra cui l’inglese: una versione fu addirittura diretta da Laurence Olivier. Un aneddoto Racconta Andrea Camilleri, che ebbe frequentazioni di lavoro e d’amicizia con Eduardo De Filippo, che, in occasione della trasposizione televisiva della commedia, Eduardo disse a Regina Bianchi: «Regì, guarda che poi questo Titina se lo guarda». Regina Bianchi interpretò la parte dando tutta se stessa. Alla fine del primo atto – negli anni ’60 non c’era montaggio, si registrava un atto intero – Camilleri, profondamente emozionato, si precipitò ad abbracciare l’attrice, che gli svenne tra le braccia per la tensione emotiva della recitazione che, con quelle parole, Eduardo le aveva provocato. La trama Atto Primo Filumena, una donna matura con un passato da prostituta, è stata per venticinque anni la mantenuta di Don Domenico (Mimì) Soriano, un ricco della Napoli bene. Per costringere Don Mimì al matrimonio e ad abbandonare la sua condotta dissoluta, Filumena si finge morente, coinvolgendo nell’inganno un medico e il prete che celebrerà il matrimonio in articulo mortis. La scoperta dell’inganno sconvolge l’uomo, ma alla reazione di Mimì, Filumena mette le carte in tavola: gli racconta di avere tre figli, e vuole che lui li riconosca come tali. Mimì infuriato si allontana con il proposito di voler fare di tutto per ottenere l’annullamento del matrimonio. Atto secondo Domenico chiama in casa un avvocato che lo rassicura della nullità del matrimonio celebrato con l’inganno. Filumena, che nel frattempo aveva fatto chiamare i figli per sistemarli in casa per averli vicino a sé, davanti al trionfo di Domenico gli esprime il proprio disprezzo e gli rinfaccia l’ingratitudine verso di lei che si è occupata per tanti anni di lui e dei suoi affari. Racconta la propria infanzia povera e infelice, che l’ha portata per fame a prostituirsi e comunica ai tre giovani di essere la loro madre. Loro non lo sapevano. I tre reagiscono sbalorditi alla rivelazione della donna ma uno di loro la accoglierà in casa sua. Rimasti soli, Filumena rivela a Domenico che uno dei tre è suo figlio e, poiché egli non le crede, Filumena gli ricorda di quando una notte volle amarlo di un amore vero che lui non capì, pagandola come al solito con una banconota che Filumena ha conservato e sulla quale ha segnato la data del concepimento di suo figlio: ora, dopo aver strappato la parte con l

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